lunedì 5 febbraio 2007

Sashimi a Beijing

Lunga giornata oggi. Corso di Team Building dalle 8:30 alle 18, cercando di mettere insieme un gruppo con persone che, tipicamente, non si sono mai incontrate. Ma tant'è.

Per la serata mi organizzo con Oktawian, vecchia conoscenza della Polonia, per cenare insieme. Lui è quasi introverso quanto me e in due ci sopportiamo facilmente, parlando un po' di lavoro e un po' di noi.

Ci allontiamo dall'albergo, rigorosamente a piedi, e ci avviamo in direzione Tienanmen.

La zona è, mi sembra, emblematica della Cina attuale: alberghi più o meno lussuosi, che si affacciano su una mega arteria che taglia la città, circondati da cantieri in cui si raddoppia, triplica quanto di enorme, moderno e "business" si è già costruito.

Ci avviamo per lo stradone, sappiamo che a quasi quattro chilometri ci sono piazza Tienanmen e la Città Proibita, ma non è cosa per questa sera. Costeggiamo altri alberghi e bar, e ci avvicinano varie persone, una venditrice di cappelli, alcune giovani prostitute, un paio di ragazzi che ci propongono di seguirli in bar lì vicino.

Attraversiamo la via principale, passando per un sottopassaggio, essenziale per rimanere in vita, visto che i passaggi pedonali ci sono ma sembrano essere considerati come puri elementi decorativi dagli automobilisti. Cosa mai vista, gli ingressi sono schermati da pesanti tende di stoffa. Non sarei stupito se la notte servisse da ricovero a della gente.

Dopo un chilometro circa, ci infiliamo in un centro commerciale dove ci sono alcuni ristoranti. L'atmosfera è spettrale, tutti i negozi sono chiusi e i corridoi poco illuminati, noi prendiamo l'ascensore per il 5° piano, dove si ttovano i ristoranti.

A parte un improbabile "Peppe's pizza", evitiamo un cinese (tanto non ci mancherà in questa settimana), esitiamo davanti a un coreano, ma alla fine decidiamo per il giapponese, anche se il menu esposto fuori, ricco di brutte foto, non riporta nulla in inglese.

L'ambiente è molto gradevole, ampio, un lungo tavolo rettangolare per i solitari, che circonda una grossa vasca, con il rumore dell'acqua che scorre, una leggera musica in sottofondo.

Ci accompagnano ad un tavolino, normale, niente sedersi per terra o togliersi le scarpe. E iniziano i problemi.

Perché le persono parlano poco o nulla inglese, il menu non è inglese, ma in cinese e giapponese!

Ma la cosa viene superata dalla gentilezza dei camerieri: a un certo punto sono in tre intorno, che ci aiutano a decifrare le foto e indirizzarci su qualcosa che ci ispiri. Io decido per un sashimi misto e Oktawian per un'insalita di tofu e del tonno, fritto in qualche modo.

Alla fin fine un'ottima cena. E una piacevole chiaccherata.

Prima di uscire decido di andare bagno (e quando mai ne manco uno ?). E diventa quasi imbarazzante, con un cameriere che mi fa strada nel locale, passando davanti a una fontana ricavata su una parete artificiale di roccia, passando su un ponticello in legno, inchinandosi davanti a me a ogni curva per mostrarmi la strada o indicarmi dei gradini. Ed io che mi domandavo fino a che punto voleva spingersi con l'aiuto... Ma si limita a chiudermi alle spalle la porta del gabinetto e ad aspettarmi fuori, per riaccompagnarmi al posto.

Ed io che ero imbarazzato dallo spingitore di pulsanti dell'ascensore!

Rientriamo in albergo e scrivo ancora queste note, oltre a mettermi in pari con l'arretrato.

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