martedì 15 maggio 2007

Mate



Immancabile compagno degli argentini è il Mate, nella sua versione "naturale", quella della foto, o "fast", il "Mate cocido", in bustine, come il the.

Nella versione originale, viene bevuto lentamente, un sorsettino alla volta, magari facendo girare il mate (si chiama così il contenitore) fra diverse persone. E aggiungendo man mano acqua calda.

Non è raro iniziare una riuione, magari un po' lunga, e vedere alcuni partecipanti arrivare con vaso, cannuccia e termos di acqua calda.

La foto (brutta, da cellulare) è del tavolo di lavoro mio e di Alvaro, compagno di sventura di questi giorni.

domenica 13 maggio 2007

Buenos Aires 2

Seconda e (per ora) ultima giornata a Buenos Aires.

Sono sempre un poco influenzato, fantozzianamente, e inoltre la giornata non è delle migliori, freddina e un po' ventosa.

Dedico la mattinata a Puerto Madeiro, la vecchia zona portuale che è stata recuperata negli anni 90, trasformandola da area degradata nella zono forse più lussuosa di Buenos Aires, recuperando i vecchi magazzini dei moli con locali, praticamente tutti ristoranti. Molto simile a quanto è stato fatto a Genova con i Magazzini del Cotone.

C'è un po' gente a passeggio, qualcuno che corre. Provo a passare dall'altra parte del canale, per avere una vista d'insieme, finché mi trovo preso fra un paio di cani con padrone, liberi, e un altro pao di cani randagi. Nessuno interessato a me, ovviamente, ma preferisco ritornare sui miei passi a passare dal lato principale.


Lo stacco fra i due lati del canale è netto: da un lato ci sono i vecchi magazzini, rinnovati in moderno quartiere residenziale e ricreativo, con subito alle spalle i nuovi palazzi vetro e acciaio delle multinazionali, ma sovrastatati, dalla collina, dalla vecchia, un po' malandata, Buenos Aires. Dall'altra parte tutto è nuovo, vetro, cemento e acciaio.


Alla fine dei vecchi magazzini si incontrano il bel ponte girevole "Ponte de la Mujer" e la nave scuola della marina argentina"Presidente Sarmiento", ormai destinata alla visite dei turisti. Facendomi prendere da un po' di campanilsimo, nulla a che vedere con l'Amerigo Vespucci, ma comunque affascinanante, con la storia dei sui viaggi di iniziazione intorno alla mondo.



Tento di raggiungere la "Casa de los Madres", la libreria dell'associazione delle Madri di Plaza de Mayo, prendendo la vecchia metropolitana di Buenos Aires. Faccio un tuffo nel passato, con questi bellissimi cancelli in ferro battuto, tralicci metallici a vista e treni con apertura manuale delle porte, tutti in legno e metallo.



Purtroppo la domenica la libreria è chiusa, mi devo limitare a un paio di foto e ad avviarmi, a piedi, verso il centro a cercare qualche cosa da mettere sotto i denti (non che si corra il rischio di morire da fame, ma nel dubbio ...). Mi fermo in un locale enorme, già addocchiato ieri, abbastanza semplice. Mi gusto un piatto tipico argentino: una milanese! Che è effettivamente considerata parte della tradizione nazionale. Di vitello. Osservo una cosa che mi aveva già colpito da altre parti: c'è molta gente che sta seduta a lungo, scrivendo, studiando, lavorando, leggendo, usando i locali quasi come uno studio. Questa è un'immagine a cui in italia ormai non siamo più abituati, anche per i nostri bar sempre più piccoli, striminziti, frettolosi.





Dopo pranzo, mi avventuro nella zona della stazione, brutta come quella di ogni città, per raggiungere il Museo de los Immigrantes, istituito nell'ultimo centro di accoglienza per imigranti dell'Argentina, stile Ellis Island. Il museo ospita molte testimonianze dell'immigrazione da parte di tutta Europa. La parte del leone la facciamo noi italiani.


Un po' "Titanic" un po' "Nuovomondo", l'ambiente è suggestivo, sono impressionanti i numeri delle migrazioni massiccie, 2 milioni dall'Italia, uno dalla Spagna. E qnche qui gli immigranti sono stati stati il sangue e l'oro di questa terra vuota, immensa, che non si sarebbe potuta sviluppare altrimenti. Mi ricordo di avere avuto un lontano parente di mia nonna, paterna, trapiantato in Argentina, provo a cercarlo nell'elenco dei nomi ma non lo trovo. Provo un po' di disappunto. Lo cercherò anche più tardi, nel rapporto "Nunca mas", ma lì sarò contento di non trovarlo.

Finisco la giornata, esausto, con un'altra, lunga, tappa alla libreria El Ateneo, dove questa volta non mi faccio intimorire dalla lingua spagnola e mi lascio andare a qualche acquisto.

Mi avvio poi al Coche Cama che, nella notte, mi riporterà a Cordoba.

Non sono riuscito a vedere molte, troppe cose, ma sono soddisfatto e, chissà, pronto per un altra visita.

Altre fotografie:

Buenos Aires Maggio 2007

sabato 12 maggio 2007

Buenos Aires

Ed eccoci qua. Un po' raffreddato, la cosa mi ha "appannato" e reso più pigro.
Il viaggio con il "coche cama" non è andata male, un po' di freschino, da cui il raffreddore. Devo dire che è senza dubbio più comodo dei bus normali, e mostruosamente più economico dell'aereo, ma gli entusiasmi dei miei amici argentini erano un filino sopra le righe.

Ma tant'è, va bene così.

Ho iniziato il giro con la libreria "El Ateneo", ricavata in un vecchio cinema/teattro, mantenendone intatta la struttura. Spettacolare! L'unica cosa che mi ha salvato è che è tutto in lingua spagnola (e quel che non lo è non è nulla di particolare), altrimenti avrei fatto danni. Mi sono limitato a una piccola guida della città, oltre a una visita al caffè.


Poi ho vagabondato verso il centro, dirigendomi verso Plaza de Maya. Ovviamente, non essendo giovedì, le madri non c'erano, ma la carica emotiva è comunque molto forte. Anche perché, oltre alle madri, la piazza è comunque il centro dei vari confronti degli argentini con il governo. Tra l'altro, le vie intorno sono piede di lapidi commemorative di persone uccise durante i moti del 2001.

Fidandomi della guida, mi sono fermato al caffè Tortoni, il più vecchio di Buenos Aires. Una bella atmosfera anni '20, con legno, cuio, stupende lampade di vetro colorato. Il cibo medio e un'odissea per avere uno scontrino "le dò questo, non è di oggi (del 2 maggio, ero ancora in Italia!)".

Il pomeriggio giro intorno alla zona cercando, alla cieca e senza successo, la sede del comitato de "Les madres". Scoprirò al rientro in albergo che è ospitato in un altro palazzo. E questo però è un aspetto che mi ha colpito: non una indicazione che sia una. Trovare informazioni sul presunto museo dell'ESMA (camo di detenzione clandestina) è stato un delirio (grazie Google).

Nel pomeriggio ho visitato la Manzana de la Luz, quartiere gesuitico, analogo a quello di Cordoba, sede della prima università.

Ho sensazioni controverse, è una città a diversi livelli. Si sta europeizzando/americanizzando (più la seconda), ma è come una coperta velata, salta fuori, qua e là, il vero tesuto che sta sotto: il ragazzino con il carrello che fruga nei cassonetti, recupendo sedie e altre, i vari senza tetto, qua e là, fuori dai circuiti principali, i cani randagi (molti meno che a Cordoba), dando l'idea di una "patina" di pulizia e lusso che ci vuol poco a scalzar via.

Una sensazione che mi porto dietro da alcuni giorni è che, in questo paese, la povertà sia molto più "vicina" alla persona media di quanto lo sia in Italia.

Un po' di tempo fa mi hanno detto che l'Argentina sembrava quella che, molto probabilmente, era l'Italia del primo dopoguerra. E credo sia vero. Certo, i cellulari hanno preso posto della TV in bianco e nero ma la similitudine calza.

Mi ha impresionato anche il numero incredibili di farmacie: ce ne sarà una ogni due isolati.

Adesso mi devo preparare per la missione "Bife chorizo" di questa sera.

Altre fotografie:

Buenos Aires Maggio 2007

venerdì 11 maggio 2007

A sud

Titolo ambizioso, non troppo sbagliato però.

Questa sera, fra poco più di un'ora, parto per Buenos Aires.

Dopo vari ragionamenti, mi sono affidato ai consigli dei miei amici e prendo un "coche cama", cioè un autobus letto. Costa molto meno del treno e mi dicono che sia equivalente a una business class in aereo.

Domani mattina, per le 8, sarò a Buenos Aires, alla ricerca delle ombre e dei sogni di questa città.

mercoledì 9 maggio 2007

Cordoba la dotta

Così era conosciuta, in passato, Cordoba nel resto dell'Argentina.

Infatti è la sede della prima università dell'Argentina, fondata dai Gesuiti, e comunque di una delle prime dell'America del sud.

Ai tempi, la proclamazione di un nuovo dottore, fatta dal vescovo, era una festa per tutta la cittadinanza, il neo dottore veniva portato in trionfo dalla sede universitaria al palazzo del governo, salutato da slave di cannone.

Che ne è oggi ? Mi sembra una delle tante città che ormai ho visto, in bilico fra passato e futuro, fra povertà estrema e ricchezza senza ritegno.

Questa sera, uscendo dalla sede di Motorola, in un bel palazzo per uffici vetro e acciaio, con tanto di cascata pseudo Feng-Shui nell'atrio, ho visto, fermo dietro l'angolo, il carretto trainato da un mulo che gira in zona a, credo, raccogliere immondizia da riciclare.

Non ci sono mendicanti, perlome vistosi, in gira, ma di polizia se ne vede parecchia in giro. E le due cose non sono così scorrelate. Ci hanno già detto che ci sono della città in cui non avventurarsi. Sarà la prudenza e l'attenzione per gli ospiti, ma sono incline a vederci un motivo "serio" dietro.

Stasera ho bidonato i miei due colleghi, lasciandoli andare a cena da soli. Ma oarlare di avoro fino all'una di otte, come ieri, mi avrebbe "terminato".

Sto cercando di organizzare il fine settimana a Buones Aires, mi hanno parlato di bus notturni "cama", cioè con delle specie di letti, che possono sostituire egregiamente l'aereo.

Domani vedo di capirne di più.

domenica 6 maggio 2007

Una giornata da turista



Oggi prima vera giornata a Cordoba.

Purtroppo la mattina non promette bene, diluvia e fa buio a lungo, fin verso le 8 non c'è quasi luce.

Tanto devo lavorare e la mattinata scivola via così, un po' di lavoro.

Poi parto per il primo giro, vista la schiarita che si è intanto manifestata, decido di aggregarmi alla visita guidata, a piedi, del centro storico.

Intanto torno al Patio Olmos, centro commerciale in centro, per mangiare. Temo che l'assenza di una palestra in albergo, la quasi impossibilità di non mangiar carne e le porzioni, mi trasformeranno in una botticella.

Il giro è carino, fa una carrellata sulla storia di Cordoba, sul suo quartiere centrale e sulla "Manzana Jesuitica", il quartiere fondato e gestito dalla Compagnia di Gesù, prima della sua cacciata dalle colonie.

Scopro cose curiose, la tecnica costuttiva che unisce pietre locali, mattoni che i missionari hanno insegnato a fare agli indio e escrementi animali, che ha permesso di costruire edifici ancora ben solidi dopo 300-400 anni.

Notevole la libreria dell'Università, con i suoi duemila volumi.

Poche sensazioni nuove a parte questo, il cielo aperto dava un'altra luce alla città. Una cosa che non avevo descritto bene mi ha colpito oggi: l'odore di cibo che riempe alcune vie, che rafforza le mie sensazioni di città levantina.

E poi un grosso senso di povertà che traspare, da tante persone in giro, dallo stato di abbandono di molti edifici. Sento un certo disagio, ma non riesco a caratterizzarlo bene.

Benvenuti a Cordoba!

Prime, molto scarne impressioni su Cordoba.

A me ricorda molto le città del nostro meridione e anche un po' Instambul. Non sto parlando di aspetti architettonici, ma della "sensazione".

Strade principali abbastanza belle e ben curate, ma come ci si gira si trova selciato rovinato, edifici in costruzione, abbandonati.

Dalla finestra del mio albergo, tra palazzi nuovi e uno scorcio di un parco, si vede un edificio diroccato, con una ruspa che sembra addormentata in mezzo.

Poi un misto di negozi, negozietti, megastore dell'elettronica, MacDonald o altro, qua è là piccoli negozi locali, che vendono un po' di tutto.

E poi cani randagi, tanti. Indifferenti alla gente, così come la gente è indifferente a loro. Io un po' meno ;-)

Oggi, domenica mattina, ho un po' da lavorare in albergo, tanto diluvia. Poi, verso l'ora di pranzo mi farò un giretto, sperando che il tempo tenga e di poterci dedicare il pomeriggio.

Ieri i colleghi argentini sono stati molto gentili, mi hanno chiamato in due per sapere se tutto era a posto, se volevo andare a cena (no! mi sono trascinato a uno shopping center qui vicino, giusto per nutrirmi).

Devo dire che ho mangiato un eccellente "Lomo con pimiento". Il Lomo, da quel che ho capito è la carne fra la spina dorsale e l'attaccatura delle costole. Credo fosse di manzo ma lì andiamo troppo in là ... Chiederò lumi!