sabato 12 maggio 2007

Buenos Aires

Ed eccoci qua. Un po' raffreddato, la cosa mi ha "appannato" e reso più pigro.
Il viaggio con il "coche cama" non è andata male, un po' di freschino, da cui il raffreddore. Devo dire che è senza dubbio più comodo dei bus normali, e mostruosamente più economico dell'aereo, ma gli entusiasmi dei miei amici argentini erano un filino sopra le righe.

Ma tant'è, va bene così.

Ho iniziato il giro con la libreria "El Ateneo", ricavata in un vecchio cinema/teattro, mantenendone intatta la struttura. Spettacolare! L'unica cosa che mi ha salvato è che è tutto in lingua spagnola (e quel che non lo è non è nulla di particolare), altrimenti avrei fatto danni. Mi sono limitato a una piccola guida della città, oltre a una visita al caffè.


Poi ho vagabondato verso il centro, dirigendomi verso Plaza de Maya. Ovviamente, non essendo giovedì, le madri non c'erano, ma la carica emotiva è comunque molto forte. Anche perché, oltre alle madri, la piazza è comunque il centro dei vari confronti degli argentini con il governo. Tra l'altro, le vie intorno sono piede di lapidi commemorative di persone uccise durante i moti del 2001.

Fidandomi della guida, mi sono fermato al caffè Tortoni, il più vecchio di Buenos Aires. Una bella atmosfera anni '20, con legno, cuio, stupende lampade di vetro colorato. Il cibo medio e un'odissea per avere uno scontrino "le dò questo, non è di oggi (del 2 maggio, ero ancora in Italia!)".

Il pomeriggio giro intorno alla zona cercando, alla cieca e senza successo, la sede del comitato de "Les madres". Scoprirò al rientro in albergo che è ospitato in un altro palazzo. E questo però è un aspetto che mi ha colpito: non una indicazione che sia una. Trovare informazioni sul presunto museo dell'ESMA (camo di detenzione clandestina) è stato un delirio (grazie Google).

Nel pomeriggio ho visitato la Manzana de la Luz, quartiere gesuitico, analogo a quello di Cordoba, sede della prima università.

Ho sensazioni controverse, è una città a diversi livelli. Si sta europeizzando/americanizzando (più la seconda), ma è come una coperta velata, salta fuori, qua e là, il vero tesuto che sta sotto: il ragazzino con il carrello che fruga nei cassonetti, recupendo sedie e altre, i vari senza tetto, qua e là, fuori dai circuiti principali, i cani randagi (molti meno che a Cordoba), dando l'idea di una "patina" di pulizia e lusso che ci vuol poco a scalzar via.

Una sensazione che mi porto dietro da alcuni giorni è che, in questo paese, la povertà sia molto più "vicina" alla persona media di quanto lo sia in Italia.

Un po' di tempo fa mi hanno detto che l'Argentina sembrava quella che, molto probabilmente, era l'Italia del primo dopoguerra. E credo sia vero. Certo, i cellulari hanno preso posto della TV in bianco e nero ma la similitudine calza.

Mi ha impresionato anche il numero incredibili di farmacie: ce ne sarà una ogni due isolati.

Adesso mi devo preparare per la missione "Bife chorizo" di questa sera.

Altre fotografie:

Buenos Aires Maggio 2007

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